A questo proposito è molto interessante un articolo di Daniele Luttazzi del 12 ottobre 2005 riguardante il "Verbale
segreto di Antonio Fazio" (allora governatore della Banca d'Italia).
Luttazzi è un comico, lo so, ma attualmente i comici sono i personaggi pubblici più seri e attendibili:
"Tutti i trust e tutte le grosse banche del pianeta, più la maggior parte delle banche minori, signor Giudice, sono ormai nelle mani di sole 13 famiglie. Già possedevano ai primi del '900 la Federal Reserve. Oggi possiedono anche la Banca Centrale Europea e diversi altri istituti di emissione. Il permesso legale alla quotazione di titoli borsistici non rappresentativi di ricchezza fisica e sostanzialmente autoreferenti ha consentito ai loro trust e alle loro banche la creazione di una enorme “bolla” cartolare, mentre quello al credito verso le operazioni di borsa ha permesso un enorme “effetto leva” grazie al quale hanno potuto moltiplicare questa bolla speculativa gigantesca e pilotare i vari trend borsistici, inclusi i boom e i crack.
... Attraverso la proprietà degli istituti di emissione, possono “creare dal nulla” e vendere al valore nominale anziché al costo di tipografia tutti gli euro e tutti i dollari in circolazione.
Grazie alla proprietà diretta e al controllo indiretto di quasi tutte le banche del pianeta, sanno che la loro moneta bancaria verrà quasi tutta versata presso propri sportelli; e quindi non hanno più alcun bisogno di mantenere una riserva prudenziale, con la conseguenza che grazie a un moltiplicatore dei depositi pressoché infinito, possono “creare allo scoperto” anche tutta la moneta bancaria che vogliono.
Grazie al controllo di trust e banche, e al permesso legale alla speculazione, hanno anche il monopolio della creazione “allo scoperto” della gigantesca bolla cartolare, anch'essa moneta a tutti gli effetti ed autoreferente al 999 per milleoltre il controllo totale della distribuzione del virtuale di borsa. Ne deriva un potere gigantesco. Decidono i prezzi internazionali, “pilotano” le inflazioni, con il virtuale comprano senza pagare tutto e tutti nel mondo, pilotano a piacimento sia le espansioni che le recessioni, non hanno più alcun rischio d'impresa e prelevano ricchezza da tutto il pianeta non più attraverso il mercato, ma attraverso la fissazione centralizzata dei prezzi e la creazione allo scoperto della moneta circolante, bancaria e borsistica.""
Avete mai sentito nominare il nome Rothschild? E' il nome di una delle più grandi e antiche famiglie di banchieri, dal 1700 ai nostri giorni, la storia di questa famiglia sarebbe molto interessante da conoscere, ma per adesso riporto solamente tre brevi citazioni:
"La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere".
Amschel Mayer Rothscild, 1773
"Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi".
Rothschild, alla ditta Kleimer, Morton e Vandergould di New York, 26 giugno 1863
"Lasciatemi emettere e controllare la valuta di una nazione e me ne infischio di chi formula le leggi".
Amschel Moses Rothschild 1970 dalla sua banca di Francoforte in Germania
Tratto da: http://www.gambelli.org/download/banche%20-%20finanza/La%20moneta.pdf
sabato 28 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Popolo microchippato e sotto controllo...

(Reuters) - Le azioni della VeriChip Corp (CHIP.O) sono triplicate dopo che la compagnia ha comunicato di aver ottenuto l'esclusiva su due brevetti, che le permetteranno di sviluppare un dispositivo di riconoscimento per i virus impiantabile per gli esseri umani.
I brevetti, posseduti dal partner della VeriChip, la Receptors LLC, si riferiscono a biosensori che possono scovare il virus H1N1 ed altri virus, e minacce biologiche come lo Stafilococco aureo meticillina-resistente, afferma la VeriChip.
La tecnologia si combinerà con i dispositivi impiantabili di indentificazione a radiofrequenza per sviluppare il triplo sistema di rilevamento del virus.
Il triplo sistema fornirà multipli livelli di identificazione -- il primo identificherà l'agente come virus o non-virus, il secondo livello classificherà il virus ed avvertirà il proprietario della resenza di un virus potenzialmente pandemico ed il terzo livello identificherà in modo preciso l'agente patogeno -- questo comunicato dalla VeriChip in una pubblicazione del 7 maggio 2009.
Le azioni della VeriChip sono salite del 186% a 3,28$ Lunedì al Nasdaq. Hanno toccato la vetta di 3,43$ durante la sessione.
martedì 3 novembre 2009
Signoraggio bancario
Quando i comunisti ... fanno i fascisti...
Interessante in quest'altro video l'ultima parte...
Riporto qualche commento interessante da youtube:
"perche tu pensi veramente che chiesa e massoneria siano due cose separate??...
il concordato lo fece per ammiccarsi il popolo cattolico. un sacco di politici oggi sbandierano la fede in cristo ma giurano sul compasso.... la dc per 40 anni ha mostrato continue connivenze.. c'e da stupirsi che anche mussolini non lo fece?. sono favole quelle di mussolini contro la massoneria la verita e che il concordato aumentava i diritti alla chiesa ma non ne toglieva alle loggie."
"Uno sguardo allestero: il regime fascista di Mussolini fu sostenuto dagli anglo-americani fino a quando lItalia entrò in guerra a fianco di Hitler (anchegli finanziato da capitali esteri e da banche sotto segno rothschild). Essere sostenuto dagli anglo-americani significa sostanzialmente essere sostenuto dalla massoneria anglo-americana, si sa già tutto sull intensa simpatia che il massone Winston Churchill nutriva nei confronti di Mussolini."
Ancora una volta l'ombra dittatoriale fascista proviene dalle banche...
Beppe Grillo prima di affiliarsi al suo editore di stampo massonico (vedi disinformazione.it) ci spiegava in poche parole il signoraggio:
Interessante in quest'altro video l'ultima parte...
Riporto qualche commento interessante da youtube:
"perche tu pensi veramente che chiesa e massoneria siano due cose separate??...
il concordato lo fece per ammiccarsi il popolo cattolico. un sacco di politici oggi sbandierano la fede in cristo ma giurano sul compasso.... la dc per 40 anni ha mostrato continue connivenze.. c'e da stupirsi che anche mussolini non lo fece?. sono favole quelle di mussolini contro la massoneria la verita e che il concordato aumentava i diritti alla chiesa ma non ne toglieva alle loggie."
"Uno sguardo allestero: il regime fascista di Mussolini fu sostenuto dagli anglo-americani fino a quando lItalia entrò in guerra a fianco di Hitler (anchegli finanziato da capitali esteri e da banche sotto segno rothschild). Essere sostenuto dagli anglo-americani significa sostanzialmente essere sostenuto dalla massoneria anglo-americana, si sa già tutto sull intensa simpatia che il massone Winston Churchill nutriva nei confronti di Mussolini."
Ancora una volta l'ombra dittatoriale fascista proviene dalle banche...
Beppe Grillo prima di affiliarsi al suo editore di stampo massonico (vedi disinformazione.it) ci spiegava in poche parole il signoraggio:
L’affettuosa amicizia tra ‘ndrangheta e massoneria
di Susanna Ambivero
Se fossero state rispettate le storiche regole della malavita calabrese la possibilità che la ‘ndrangheta aprisse una qualsiasi trattativa con la massoneria sarebbe stata un ipotesi inverosimile. Il rito trasmesso dai padri non permetteva che l’onorata società prendesse contatti con altre associazioni e men che meno consentiva di affiliarsi con loro. Tuttavia è capacità della ‘ndrangheta il sapersi evolvere ed adattare alla realtà che la circonda risultando così via via più contaminante nei confronti del tessuto connettivo della società.
Fu circa negli anni ‘70 che gli appartenenti alla ‘ndrangheta cominciarono a considerare la massoneria come un mezzo attraverso il quale si poteva prendere contatto con le istituzioni in maniera rapida ed efficace. In quegli anni, infatti, alcuni boss decisero di fare il loro ingresso nelle logge in prima persona diventando essi stessi massoni.
E’ da notare come l’adozione di questa strategia risulta essere concomitante al periodo in cui la ‘ndrangheta comincia una poderosa scalata che la porterà a raggiungere la potenza economica e militare che oggi la contraddistingue.
Questa nuova opportunità permise a personaggi come i capo-bastone Antonio Nirta e Giorgio De Stefano di muoversi con disinvoltura all’interno di apparati nevralgici dello Stato come i servizi segreti, ma anche di entrare in contatto con gruppi eversivi, sopratutto esponenti dell’estrema destra. Si concretizza per loro la possibilità di entrare in contatto diretto con tutte le persone che detengono il potere, imprenditori e uomini delle istituzioni.
La ‘ndrangheta diventa così una potente lobby economica, imprenditoriale, politica ed elettorale, interlocutore imprescindibile per ogni affare e per ogni consultazione elettorale.
A prova di questo ci sono le dichiarazioni del pentito Giuseppe Albanese che nel 1974 riferì di una riunione avvenuta in una villa di proprietà della famiglia Borghese lungo la Costa degli dei. A questo incontro parteciparono i boss della ‘ndrangheta locale; membri dei servizi deviati; Stefano Delle Chiaie, fondatore di avanguardia nazionale; Lino Salvini, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, accompagnato dai massoni marchesi Felice e Carmelo Genovese Zerbi, dai generali Gianadelio Maletti e Vito Miceli, dall’ammiraglio Gino Birindelli e da Edgardo Sogno. (NDR: la villa accanto era di proprietà di Bruno Tassandin, cardine della P2 nel Corriere della Sera del quale era amministratore delegato )
Durante l’imponente procedimento della D.I.A. denominato Olimpia, svoltosi a metà degli anni ‘90, viene appurata l’esistenza di forti legami tra ‘ndrangheta, gruppi eversivi e massoneria. Bruno Villone, un vigile urbano di Vibo Valentia, dichiarò di aver notato numerose volte la presenza in città di Licio Gelli in compagnia di Delle Chiaie e questo a partire dall’agosto 1989.
Fu con il pentimento di Pietro Marrapodi, notaio,’ndranghetista e grande oratore della loggia reggina “Logoteta”, che nel 1992 vennero svelati eventi fino ad allora rimasti segreti. A raccogliere le testimonianze c’era uno sbigottito procuratore, Agostino Cordova. Marrapodi fu il primo ad indicare anche numerosi magistrati reggini come massoni collusi. Dopo le sue scottanti rivelazioni Pietro Marrapodi chiese alla Procura di Reggio e a quella nazionale di avere una scorta che gli fu negata. Una mattina il corpo di Pietro Marrapodi, 62 anni, fu trovato senza vita nello scantinato della sua abitazione di centro città‘, impiccato. Il caso fu velocemente archiviato come suicidio ma i dubbi sulla fine dell’uomo permangono ancora oggi.
Il procuratore Cordova prese spunto da questi eventi per dare il via ad un indagine da cui scaturì una delicatissima inchiesta denominata “mani segrete”.
L’INCHIESTA “MANI SEGRETE” DEL PROCURATORE AGOSTINO CORDOVA
Agostino Cordova, allora procuratore di Palmi, tentò con questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà raccolse molto materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l’esistenza di un rapporto vincolante tra ‘ndrangheta e politica. Il procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del Grande Oriente d’Italia contenente l’archivio elettronico di tutte le logge massoniche italiane.
L’inchiesta si allargò fino a produrre circa 800 faldoni e sottoporre ad indagine più di sessanta persone.
La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi dell’imprenditoria, della finanza, della politica e della stessa magistratura, anche non strettamente calabrese.
Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali come quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a sospettare di un traffico di uranio con l’ex Unione Sovietica.
Dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l’inchiesta fu tolta dalle mani di Agostino Cordova e trasferita alla Procura di Roma, dove rimase a prendere polvere fino al 3 luglio 2000 quando il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, accolse la richiesta di archiviazione dell’inchiesta dichiarando il “non luogo a procedere nell’azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla massoneria”.
Tra le varie accuse in seguito mosse ad Agostino Cordova c’è anche quella di aver raccolto una documentazione definita “abnorme”, in altre parole di aver lavorato troppo.
Negli anni Novanta, in Italia, c’erano 146 massoni indagati per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di impedire le indagini.
Più recentemente ha visto la luce un altra inchiesta che ha tentato di scavare nei rapporti tra malavita calabrese e massoneria, la celebre inchiesta Why Not.
L’INCHIESTA “WHY NOT” DEL P.M. LUIGI DE MAGISTRIS
Negli atti di «Why Not», i cui faldoni sono stati oggetto di varie peripezie, prima sequestrati dalla procura di Salerno e in seguito risequestrati dalla procura di Catanzaro, si ipotizza ci siano le prove della riorganizzazione di una “nuova loggia P2” partendo proprio dalle logge calabresi.
De Magistris, nel dicembre 2007, dichiarò alla Procura di Salerno “le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani (n.d.r. che dalle carte di Gelli risulterebbe l’affiliato alla loggia P2 tessera 203), Franco Bonferroni e ancora altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”.
Nell’inchiesta Why Not compaiono i nomi di politici, consulenti che operano ad alti livelli nelle istituzioni, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi e alcuni uomini appartenenti ai servizi segreti, tutti massoni. I reati ipotizzati sarebbero quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni della Ue e violazione della legge sulle società segrete.
L’indagine oggi pare essere giunta ad un punto morto e sembra che il suo destino debba essere il medesimo dell’inchiesta iniziata dal procuratore Cordova.
Cos’è cambiato da Cordova a De Magistris?
Semplicemente che molti dipendenti pubblici tra il 2001 e il 2007, con il sostegno di politici, affaristi e ‘ndranghetisti amici, hanno fatto carriera e il loro potere è aumentato.
Politica, affari e massoneria, dunque, ieri come oggi.
Non c’è da stupirsi se sono gli stessi membri delle logge calabresi appartenenti alla Gran Loggia Regolare d’Italia che affermano che spesse volte all’interno di alcune logge si sono manifestati comportamenti che non si è esitato definire illegali o illegittimi.
E’ il presidente della commissione parlamentare antimafia nella XV legislatura, Francesco Forgione, che parlando di ‘ndrangheta ebbe a dire: “La sua forza sta nell’alto livello di infiltrazione nella politica e nella presenza di un potere occulto come la massoneria che in Calabria ha una pervasività che non esiste in nessuna altra parte di Italia”.
Fonte: http://domani.arcoiris.tv/?p=2332
Se fossero state rispettate le storiche regole della malavita calabrese la possibilità che la ‘ndrangheta aprisse una qualsiasi trattativa con la massoneria sarebbe stata un ipotesi inverosimile. Il rito trasmesso dai padri non permetteva che l’onorata società prendesse contatti con altre associazioni e men che meno consentiva di affiliarsi con loro. Tuttavia è capacità della ‘ndrangheta il sapersi evolvere ed adattare alla realtà che la circonda risultando così via via più contaminante nei confronti del tessuto connettivo della società.
Fu circa negli anni ‘70 che gli appartenenti alla ‘ndrangheta cominciarono a considerare la massoneria come un mezzo attraverso il quale si poteva prendere contatto con le istituzioni in maniera rapida ed efficace. In quegli anni, infatti, alcuni boss decisero di fare il loro ingresso nelle logge in prima persona diventando essi stessi massoni.
E’ da notare come l’adozione di questa strategia risulta essere concomitante al periodo in cui la ‘ndrangheta comincia una poderosa scalata che la porterà a raggiungere la potenza economica e militare che oggi la contraddistingue.
Questa nuova opportunità permise a personaggi come i capo-bastone Antonio Nirta e Giorgio De Stefano di muoversi con disinvoltura all’interno di apparati nevralgici dello Stato come i servizi segreti, ma anche di entrare in contatto con gruppi eversivi, sopratutto esponenti dell’estrema destra. Si concretizza per loro la possibilità di entrare in contatto diretto con tutte le persone che detengono il potere, imprenditori e uomini delle istituzioni.
La ‘ndrangheta diventa così una potente lobby economica, imprenditoriale, politica ed elettorale, interlocutore imprescindibile per ogni affare e per ogni consultazione elettorale.
A prova di questo ci sono le dichiarazioni del pentito Giuseppe Albanese che nel 1974 riferì di una riunione avvenuta in una villa di proprietà della famiglia Borghese lungo la Costa degli dei. A questo incontro parteciparono i boss della ‘ndrangheta locale; membri dei servizi deviati; Stefano Delle Chiaie, fondatore di avanguardia nazionale; Lino Salvini, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, accompagnato dai massoni marchesi Felice e Carmelo Genovese Zerbi, dai generali Gianadelio Maletti e Vito Miceli, dall’ammiraglio Gino Birindelli e da Edgardo Sogno. (NDR: la villa accanto era di proprietà di Bruno Tassandin, cardine della P2 nel Corriere della Sera del quale era amministratore delegato )
Durante l’imponente procedimento della D.I.A. denominato Olimpia, svoltosi a metà degli anni ‘90, viene appurata l’esistenza di forti legami tra ‘ndrangheta, gruppi eversivi e massoneria. Bruno Villone, un vigile urbano di Vibo Valentia, dichiarò di aver notato numerose volte la presenza in città di Licio Gelli in compagnia di Delle Chiaie e questo a partire dall’agosto 1989.
Fu con il pentimento di Pietro Marrapodi, notaio,’ndranghetista e grande oratore della loggia reggina “Logoteta”, che nel 1992 vennero svelati eventi fino ad allora rimasti segreti. A raccogliere le testimonianze c’era uno sbigottito procuratore, Agostino Cordova. Marrapodi fu il primo ad indicare anche numerosi magistrati reggini come massoni collusi. Dopo le sue scottanti rivelazioni Pietro Marrapodi chiese alla Procura di Reggio e a quella nazionale di avere una scorta che gli fu negata. Una mattina il corpo di Pietro Marrapodi, 62 anni, fu trovato senza vita nello scantinato della sua abitazione di centro città‘, impiccato. Il caso fu velocemente archiviato come suicidio ma i dubbi sulla fine dell’uomo permangono ancora oggi.
Il procuratore Cordova prese spunto da questi eventi per dare il via ad un indagine da cui scaturì una delicatissima inchiesta denominata “mani segrete”.
L’INCHIESTA “MANI SEGRETE” DEL PROCURATORE AGOSTINO CORDOVA
Agostino Cordova, allora procuratore di Palmi, tentò con questa inchiesta di districarsi tra gli intrecci tessuti dalle logge massoniche. Tra molte difficoltà raccolse molto materiale che gli sarebbe servito a dimostrare l’esistenza di un rapporto vincolante tra ‘ndrangheta e politica. Il procuratore riuscì a porre sotto sequestro il computer del Grande Oriente d’Italia contenente l’archivio elettronico di tutte le logge massoniche italiane.
L’inchiesta si allargò fino a produrre circa 800 faldoni e sottoporre ad indagine più di sessanta persone.
La maxi inchiesta di Cordova coinvolse influenti personaggi dell’imprenditoria, della finanza, della politica e della stessa magistratura, anche non strettamente calabrese.
Furono trovate tracce di alcuni grossi scandali come quello legato al traffico di rifiuti tossici, del commercio illegale di armi, degli appalti, fino ad arrivare a sospettare di un traffico di uranio con l’ex Unione Sovietica.
Dopo circa due anni di indagini, nel 1994, l’inchiesta fu tolta dalle mani di Agostino Cordova e trasferita alla Procura di Roma, dove rimase a prendere polvere fino al 3 luglio 2000 quando il giudice per le indagini preliminari Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, accolse la richiesta di archiviazione dell’inchiesta dichiarando il “non luogo a procedere nell’azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla massoneria”.
Tra le varie accuse in seguito mosse ad Agostino Cordova c’è anche quella di aver raccolto una documentazione definita “abnorme”, in altre parole di aver lavorato troppo.
Negli anni Novanta, in Italia, c’erano 146 massoni indagati per mafia e reati politici, 83 dei quali accusati anche di riciclaggio. Fra gli iscritti alle logge figuravano però anche diversi poliziotti e carabinieri, accusati da Cordova di impedire le indagini.
Più recentemente ha visto la luce un altra inchiesta che ha tentato di scavare nei rapporti tra malavita calabrese e massoneria, la celebre inchiesta Why Not.
L’INCHIESTA “WHY NOT” DEL P.M. LUIGI DE MAGISTRIS
Negli atti di «Why Not», i cui faldoni sono stati oggetto di varie peripezie, prima sequestrati dalla procura di Salerno e in seguito risequestrati dalla procura di Catanzaro, si ipotizza ci siano le prove della riorganizzazione di una “nuova loggia P2” partendo proprio dalle logge calabresi.
De Magistris, nel dicembre 2007, dichiarò alla Procura di Salerno “le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani (n.d.r. che dalle carte di Gelli risulterebbe l’affiliato alla loggia P2 tessera 203), Franco Bonferroni e ancora altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”.
Nell’inchiesta Why Not compaiono i nomi di politici, consulenti che operano ad alti livelli nelle istituzioni, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi e alcuni uomini appartenenti ai servizi segreti, tutti massoni. I reati ipotizzati sarebbero quelli di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni della Ue e violazione della legge sulle società segrete.
L’indagine oggi pare essere giunta ad un punto morto e sembra che il suo destino debba essere il medesimo dell’inchiesta iniziata dal procuratore Cordova.
Cos’è cambiato da Cordova a De Magistris?
Semplicemente che molti dipendenti pubblici tra il 2001 e il 2007, con il sostegno di politici, affaristi e ‘ndranghetisti amici, hanno fatto carriera e il loro potere è aumentato.
Politica, affari e massoneria, dunque, ieri come oggi.
Non c’è da stupirsi se sono gli stessi membri delle logge calabresi appartenenti alla Gran Loggia Regolare d’Italia che affermano che spesse volte all’interno di alcune logge si sono manifestati comportamenti che non si è esitato definire illegali o illegittimi.
E’ il presidente della commissione parlamentare antimafia nella XV legislatura, Francesco Forgione, che parlando di ‘ndrangheta ebbe a dire: “La sua forza sta nell’alto livello di infiltrazione nella politica e nella presenza di un potere occulto come la massoneria che in Calabria ha una pervasività che non esiste in nessuna altra parte di Italia”.
Fonte: http://domani.arcoiris.tv/?p=2332
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